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Una partita di scacchi passa attraverso tre fasi: la prima, quando sperate di essere in vantaggio, la seconda, quando siete certi di avere un vantaggio, e la terza... quando vi rendete conto che state inesorabilmente perdendo la partita! (Savielly Tartakower)

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strategia dinamica negli scacchi suba

 

Questo Libro, ebbe un grande successo editoriale nel 1991 quando venne pubblicato. In quell'anno vinse il premio del miglior libro dell'anno per la federazione Inglese. Suba vinse più volte il campionato Rumeno ed ebbe notevoli piazzamenti e vittorie in tornei internazionali raggiungendo nel 1983 il trentesimo posto nel ranking modiale.

 

 

E' un libro aprezzabile anche per il fatto che lo si può leggere alla sera a letto tranquillamente, in quanto l'autore spesso racconta aneddoti e storie del suo passato. In generale è un libro discorsivo un po' atipico per essere un manuale di scacchi ma non per questo meno apprezzabile anzi.

 

Il brano che ho tradotto dal suo libro (non sapevo esistesse una versione in italiano!!!) racconta di un episodio della sua giovinezza in Romania.

Siamo nel pieno della guerra fredda, e la Romania è sotto il controllo dell'unione sovietica. I lavori erano assegnati dalla burocrazia di stato e tutti o quasi avevano diritto ad un impiego anche se poco retribuito e poco gratificato. 

Mihai va a lavorare in un centro di elaborazione dati. Immaginiamoci questi grandi armadi (computer) che elaborano programmi leggendoli da schede perforate. Impiegavano ore per elaborare.

  

Ecco il suo racconto:

 

(1973 - 26 anni) In quell'anno finii i miei studi all'università e venni mandato a lavorare in un centro meccanografico di un distretto industriale. La burocrazia non aveva ancora allestito il centro che mancava di computer potenti, così i dodici impiegati non avevano un gran che da fare. Non dimenticherò mai il mio primo giorno di "lavoro". Quando mi presentai con la mia nomina in mano, in ufficio c'era meno personale della dozzina prevista. Alcuni di loro stavano leggendo riviste di sport, uno stava mangiando, e altri, in penosa minoranza, fingevano di scrivere in un grosso libro. L'unica donna dell'ufficio stava lavorando a maglia un paio di guanti per il prossimo inverno. Dopo tutto, l'ufficio faceva parte di un gruppo industriale Nazionale di Maglifici.

 

Quando mi presentai, mi fu immediatamente chiesto se sapevo giocare a scacchi!
"Ci annoiamo qui, non c'è molto lavoro da fare al momento. Quando il programma termina giochiamo una partita o due". Dopo una breve pausa durante la quale l'interlocutore mi squadrò per bene, aggiunse a voce bassa: "Quando la Costa è sgombra (significava: nessuna ispezione in corso), giochiamo anche mentre il programma elabora".

 

Mi sforzai di sembrare sorpreso, così aggiunse: "Cosa ti aspetti? questo è lo stato delle cose! Pretendono di pagarci, noi pretendiamo di lavorare!" Quel ritornello era ben noto anche negli stati dell'occidente. Ero dispiaciuto di sentire queste parole nel mio nuovo ufficio. Col naturale entusiasmo della mia età volevo essere utile, fare cose importanti per il mio paese. Sfortunatamente questo "posto di lavoro" non era un eccezione ma la regola.

 

"Se non giochi a scacchi, non avrai vita facile qui!", l'interlocutore aggiunse, mostrando grande sicurezza in se stesso. Mi sarebbe piaciuto dirgli che ero un maestro, tra i primi venti del paese, ma la mia parte burlona ebbe una idea migliore. "credo di saper giocare un po'", dissi.
"Cosa intendi per un po'? facciamo un test con il più debole di noialtri. Hey Sig. Molan!" . Nel mio paese "Molan" è una sorta di vino rosso, e l'uomo che porta questo soprannome di solito se lo merita appieno.

 

Prese un set di scacchi dal cassetto ed iniziò a disporre i pezzi neri. "Metti a posto i tuoi pezzi, va bene?" disse, "Hey zio Popescu questo giovanotto non sa neppure come si dispongono i pezzi!", "Non capisco come giochi a scacchi!", risposi calmo, "Io gioco in un altro modo.". Il signore mi guardò incredulo, mentre la donna interruppe la sua imperturbabile attività di maglia per fare una pausa. "altro modo come?"


Mi avvicinai alla finestra e guardai fuori all'orizzonte. "Mi faccio ispirare dalle nuvole, e gioco senza scacchiera e scacchi". Gli scacchi alla cieca non erano molto noti. Quelle persone erano principianti e non avevano mai sentito di una cosa simile. Quando il loro sbalordimento si fu dissolto spiegai come si tramettevano le mosse. Dopo un po di minuti erano tutti esaltati.

 

Il mio avversario era in difficoltà, così divenne chiaro che non ero un pazzo. Il giocatore e gli spettatori iniziarono a consultarsi l'un l'altro intorno alla scacchiera. L'attore gigione in me era esultante. L'ispirazione dalle nuvole aveva spazzato via ogni resistenza ed ora avevo l'autorità. "Quante scacchiere avete qui?" Iniziarono a frugare in tutti i cassetti, tirando fuori tutto ciò che poteva assomigliare ad una scacchiera. Sei scacchiere furono preparate sui tavoli.

 

"Questa è la uno, questa è la due e così via", spiegai. Iniziò così una simultanea alla cieca. Alla fine divennero dodici dato che i perdenti vollero la rivincità. Il risultato fu piuttosto impietoso per i miei avversari, ma almeno ebbi il buon senso di tenere per ultimo il capo.

 

Avremmo giocato tutto il giorno, immagino, ma un rumore proveniva dal corridoio ed in un lampo tutte le tracce del contesto vennero fatte sparire. I nostri strateghi ripresero a scrivere sul grosso libro come se l'avessero fatto dalla Creazione.

 

Quando il pericolo fu passato, il capo, un uomo moderato e simpatico, fece un discorso: "Credo che in mezzo alla nostra mediocrità ci sia un fenomeno. Il nostro nuovo collega deve essere molto qualificato. E' vero compagno Suba?" Confermai la forza della sua potenza deduttiva: "Fra un paio di mesi starò giocando le finali del campionato nazionale. E' la seconda volta che ci arrivo.", "Com'è andata la prima volta?", "Tredicesimo", "Sei un apprendista e come vedi non c'è molto lavoro da fare", "Datti un occhiata attorno per capire come funziona, ma sfrutta il tuo tempo in modo proficuo. Ti autorizzo personalmente a prepararti per il campionato durante l'elaborazione del programma. Spero che rappresenterai il tuo gruppo di lavoro in modo onorabile. Questa volta ti vogliamo sul podio!"

 

Capii allora, che non stavo contribuendo a migliorare il mondo, ma avevo a mia disposizione il secondo miglior modo di spendere la mia vita - studiando gli scacchi. Traendo vantaggio dall'offerta, infilai nel mio cassetto un set di sacchi e un manualetto sull'apertura Inglese di Shatskes. Prima del campionato dovevo studiarlo a menadito.

 

In quella finale adempii agli auspici del capo, e finii terzo, dietro il sacro Gheorghiu e Ciocaltea. Dopo pochi mesi fui invitato a giocare a Bucarestad un torneo internazionale dove, oltre a finire primo tra i rumeni, ottenni la mia prima norma IM. Le mie vittorie in mediogioco contro l'olimpionico Ciocaltea e Ghizdavu improvvisamente mi investirono di una gran reputazione, mentre la partita contro l'ex campione mondiale juniores - Kurajika - giocato in mediogico senza regina, mostra di tecnica, divenne in seguito un "piatto da chef".

 

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Content  By Gianluca Grotto